La storia di Montemagno Monferrato in dieci momenti
In questo articolo
- 11. 963 d.C.: nasce il Marchesato
- 22. 981d.C.: la prima torre
- 33. 1269 e 1290: le guerre con i Marchesi
- 44. Inizio XIV secolo: le finestre ad arco acuto
- 55. XV secolo: il giuramento ai Savoia
- 66. Dal XVI secolo: una lunga sequenza di famiglie
- 77. XVIII secolo: il cortile ellittico
- 88. 9 aprile 1923: il matrimonio al Quirinale
- 99. 10 settembre 1943: la resa di Roma
- 1010. 22 giugno 2014: il paesaggio UNESCO
- 11Coda — 2 novembre 2023: il nuovo nome
- 12Resta nel borgo che hai appena scoperto
- 13FAQ
- 14Fonti e riferimenti
Montemagno Monferrato è un borgo collinare del Piemonte la cui storia millenaria intreccia un castello medievale, legami con la famiglia reale e un paesaggio vitivinicolo riconosciuto dall’UNESCO.
Mille anni attraverso un solo borgo piemontese
Montemagno Monferrato sorge su un crinale delle colline astigiane, a quaranta minuti dalla città di Asti, con vigneti a bande su tre lati e un silenzio che comincia ai margini del paese. Per chi oggi lo attraversa a piedi, il borgo è immediatamente leggibile: un insediamento triangolare attraversato da dodici vicoli stretti, ciascuno contrassegnato da un numero romano, che convergono verso una piazza centrale e un castello in cima al rilievo sopra di essa.
Sotto questa chiarezza apparente si nasconde una delle biografie più movimentate di qualunque piccolo villaggio del Nord Italia. Quello che segue è un percorso in dieci momenti, in ordine cronologico, che spiega perché questo luogo appare così com’è.
1. 963 d.C.: nasce il Marchesato
Nel 963 d.C l’imperatore del Sacro Romano Impero Ottone I concesse un vasto territorio tra i fiumi Tanaro e Orba a un marchese franco-salico di nome Aleramo. Da quell’atto nacque il Marchesato del Monferrato, uno degli stati feudali più duraturi dell’Italia medievale, sopravvissuto in qualche forma fino al 1708. Montemagno non compare ancora per nome nei documenti; la collina su cui sorge oggi fa semplicemente parte di un paesaggio di frontiera in lenta riorganizzazione.
2. 981d.C.: la prima torre
La più antica traccia documentaria del Castello di Montemagno risale al 981 d.C. In quel momento la struttura è una semplice torre circolare circondata da una cinta muraria e da un fossato: una torre di vedetta che controlla la strada, costruita per segnalare agli altri punti elevati e mantenere la linea. Il villaggio crescerà attorno ad essa nei due secoli successivi, assumendo la forma triangolare che è rimasta intatta fino a oggi, con i suoi dodici vicoli numerati che si irradiano come costole da una spina centrale.

3. 1269 e 1290: le guerre con i Marchesi
Nel XIII secolo Montemagno è alleata di Asti, il potente libero comune vicino, e le due potenze si scontrano ripetutamente con i Marchesi del Monferrato. Montemagno paga il prezzo di questi conflitti: il castello subisce gravi danni nel 1269 e una distruzione parziale nel 1290. Il borgo assorbe lo shock e ricostruisce.
4. Inizio XIV secolo: le finestre ad arco acuto
Il castello viene ricostruito nei primi decenni del 1300, e il linguaggio architettonico di questa fase è ancora oggi leggibile: finestre ad arco acuto con cornici policrome in cotto e tufo, segno distintivo astigiano, e una fascia ornamentale lungo le mura. In questo periodo i dodici vicoli si consolidano come griglia urbana stabile del borgo. Tra questi, il Vicolo 10 ospita, sette secoli più tardi, una delle case Ahoma.

5. XV secolo: il giuramento ai Savoia
Nel corso del Quattrocento i signori di Montemagno giurano fedeltà ai duchi di Savoia, una scelta destinata a rivelarsi decisiva nei secoli successivi. Il Piemonte si riorganizza attorno allo Stato sabaudo e i piccoli comuni ridefiniscono le proprie alleanze. Montemagno, con quel giuramento, si lega alla dinastia che diventerà poi la casa reale d’Italia.
6. Dal XVI secolo: una lunga sequenza di famiglie
Dopo l’annessione del Monferrato al Ducato di Mantova sotto i Gonzaga nel Cinquecento, il castello passa attraverso una lunga serie di famiglie nobili: i Della Cerda, gli Ardizzi, i Callori, i Griselli, i Sanseverino, i Cavalchini. Nessuna di esse vi si stabilisce in modo permanente. Il borgo continua a vivere come comunità agricola operosa, mentre il castello viene utilizzato come residenza periodica.
7. XVIII secolo: il cortile ellittico
Nel Settecento il castello viene trasformato nuovamente. Le grandi finestre rettangolari, i balconi e il caratteristico cortile ellittico appartengono ai cantieri di questo periodo. La fortezza diventa dimora. Le finestre ad arco acuto del XIV secolo restano al loro posto; il nuovo intervento si sovrappone senza cancellare. Il risultato è la facciata stratificata visibile ancora oggi.
8. 9 aprile 1923: il matrimonio al Quirinale
Nella Cappella Paolina del Palazzo del Quirinale a Roma, la principessa Iolanda di Savoia, primogenita del re Vittorio Emanuele III e della regina Elena di Montenegro e prima principessa nata nell’Italia unita, sposò il conte Giorgio Carlo Calvi di Bergolo, ufficiale di cavalleria di quattordici anni più anziano. I testimoni erano il maresciallo Armando Diaz e il grande ammiraglio Paolo Thaon de Revel. I due si erano conosciuti nel 1921 a Pinerolo, dove il conte insegnava equitazione alla principessa. La famiglia Calvi di Bergolo possedeva già il Castello di Montemagno. Con questo matrimonio, un castello feudale di un piccolo borgo astigiano entra silenziosamente nella geografia della famiglia reale italiana.

9. 10 settembre 1943: la resa di Roma
Dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943, con lo Stato italiano in collasso e il re in fuga verso sud, Giorgio Carlo Calvi di Bergolo, ormai generale della divisione corazzata Centauro, fu inviato a trattare con il comandante tedesco Albert Kesselring. Il 10 settembre 1943 firmò la resa di Roma e assunse il comando della città come città aperta. Due settimane dopo fu arrestato dai tedeschi. Pochi borghi italiani di mille abitanti hanno un legame familiare con una data così decisiva.
10. 22 giugno 2014: il paesaggio UNESCO
Il 22 giugno 2014, durante la 38ª sessione del Comitato del Patrimonio Mondiale a Doha, l’UNESCO ha iscritto “I Paesaggi vitivinicoli del Piemonte: Langhe-Roero e Monferrato” come sito n. 1390 nella Lista del Patrimonio Mondiale, riconoscendo il territorio come paesaggio culturale di eccezionale valore universale. Le colline attorno a Montemagno fanno parte dell’area protetta. Dopo mille anni di costruzione, conflitti, reimpianti e trasformazioni, il paesaggio che ha modellato il borgo viene riconosciuto come opera culturale.
Coda — 2 novembre 2023: il nuovo nome
Il 2 novembre 2023 il comune ha ufficialmente adottato il nome attuale: Montemagno Monferrato. La forma precedente era diventata ambigua rispetto ad altri omonimi presenti in Italia. Il nuovo nome afferma semplicemente la realtà: questo è il Montemagno del Monferrato. Un gesto amministrativo arrivato con mille anni di ritardo e, nonostante tutto, perfettamente centrato.
Resta nel borgo che hai appena scoperto
Le case Ahoma a Montemagno Monferrato si trovano all’interno della stessa griglia urbana, alcune in vicoli rimasti invariati dal XIV secolo. Un soggiorno qui si collega direttamente a ciò che questo articolo racconta: il castello sul crinale, i dodici vicoli numerati più in basso, i vigneti in ogni direzione.
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FAQ
Il castello è documentato dal 981; il borgo è generalmente considerato formatosi intorno all’anno 1000. La griglia urbana di dodici vicoli numerati è rimasta sostanzialmente intatta dalla ricostruzione del XIV secolo.
Il castello appartiene alla famiglia Calvi di Bergolo dal XVI secolo e resta oggi di proprietà privata. Non è normalmente aperto come museo; le visite sono possibili in occasione di eventi speciali come il circuito Castelli Aperti o le giornate FAI.
I conti Calvi di Bergolo entrarono nella Casa Savoia con il matrimonio del 1923 tra il conte Giorgio Carlo Calvi di Bergolo e la principessa Iolanda, figlia primogenita di Vittorio Emanuele III.
Il conte Giorgio Carlo Calvi di Bergolo firmò la resa di Roma il 10 settembre 1943 e fu brevemente comandante della città aperta prima di essere arrestato dalle forze tedesche.
La piazza della chiesa parrocchiale dei Santi Martino e Stefano, con la scalinata barocca in Pietra di Cumiana, è stata descritta da La Stampa nel 2006 come una delle più belle del Piemonte.
Il 2 novembre 2023, con il cambio di denominazione amministrativa per distinguerlo dagli omonimi italiani.
Soggiorna durante la prossima apertura di Castelli Aperti